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LA RIVOLUZIONE VERDE

Introduzione

Il termine rivoluzione verde è stato coniato per indicare un approccio innovativo ai temi della produzione agricola che, attraverso l'impiego di varietà vegetali geneticamente selezionate, fertilizzanti, fitofarmaci, acqua e altri investimenti di capitale in forma di mezzi tecnici, ha consentito un incremento significativo delle produzioni agricole in gran parte del mondo tra gli anni quaranta e gli anni settanta del secolo scorso.

Tale processo di innovazione delle tecniche agrarie iniziò in Messico nel 1944, ad opera dello scienziato statunitense Norman Borlaug (Premio Nobel per la pace nel 1970), con l'obiettivo di selezionare nuove varietà in grado di soddisfare le crescenti richieste alimentari e ridurre le aree a rischio di carestia. Oggi le tecniche sviluppate e i caratteri selezionati sono diffusi in tutti i continenti. Tra le nazioni dove questo nuovo modo di fare agricoltura ha dato i migliori risultati si annoverano l'India e il sud-est asiatico e il Centro-Sud America. A causa delle condizioni climatiche e della complessa situazione geo-politica meno significativi sono risultati gli sforzi condotti nell'Africa sub-sahariana, che ancora oggi soffre di carestie endemiche.

storia

L'inizio della rivoluzione verde si fa comunemente risalire al 1944, quando la Rockefeller Foundation fondò un Istituto per incrementare la produttività agricola delle fattorie messicane. Ciò produsse risultati sorprendenti: il Messico passò dal dover importare metà del suo frumento all'autosufficienza nel 1956, fino all'esportazione di mezzo milione di tonnellate di frumento nel 1964. In realtà, questo approccio al miglioramento genetico fu inizialmente messo in atto da parte di un ricercatore italiano, Nazareno Strampelli, nei primi anni del Novecento. Le sue varietà ibride di frumento furono uno degli elementi decisivi che consentirono di vincere la cosiddetta battaglia del grano lanciata in quegli anni da Benito Mussolini.

Gran parte del merito della trasformazione agricola viene dato ad ogni modo ad un allora giovane genetista americano, Norman Borlaug, che incrociando frumenti bassi e frumenti altamente produttivi, ottenne frumenti di taglia contenuta capaci di grandi produzioni. Altro obbiettivo del lavoro del Dr. Borlaug fu quello di creare varietà di grano in grado di adattarsi o comunque di produrre di più, in condizioni climatiche avverse. Per il suo lavoro e l'impegno nella lotta alla fame nel 1970 gli fu assegnato il Premio Nobel per la pace.

Dopo le sperimentazioni degli anni quaranta, le tecnologie furono esportate all'estero, trovando applicazione in tutto il mondo. Il successo nei rendimenti crescenti fu indiscutibile. La crescita dei rendimenti era tale da consentire all'agricoltura di tener testa alla crescita della popolazione, scongiurando le fosche previsioni di Malthus. La produzione pro capite aumentò ogni anno dopo il 1950.

L'uso dell'ingegneria genetica in agricoltura, con la creazione di piante geneticamente modificate, che possiedano specifiche caratteristiche agronomiche, esalta il ruolo del progresso genetico ottenuto dalla rivoluzione verde, ma si colloca in un contesto specifico e indipendente che pone problematiche differenti.

La meccanizzazione dell' agricoltura

La meccanizzazione agraria è l disciplina che studia le problematiche legate alla meccanizzazione agraria. La meccanizzazione si estende tutte le operazioni atte ad automatizzare, migliorare e sfruttare al massimo le attività agricole in tutti i loro aspetti:

  • preparazione del terreno
  • semina
  • raccolta
  1. La preparazione del terreno avviene tramite moderni macchinari che non molto si discostano dal' Aratro
  2. La semina avviene tramite seminatrici apposite che permettono di inserire le sementi in profondità e distanziate fra loro
  3. La concimazione avviene tramite l' utilizzo di macchine spandiconcime e eliminare i parassiti dannosi tramite macchine spargiantiparassitari
  4. La serchiatura viene effettuata con macchine serchiatrici che permettono di rimuovere le erbacce nei filari senza danneggiare le piante e in vegetazione
  5. La raccolta dei prodotti è completamente meccanizzata e permette una produzione molto più grande ed in tempi brevi

L' introduzione della chimica in agricoltura

sino agli anni 50 il contadino usava come fertilizzante il letame, perfettamente biodegradabile e ricchissimo di principi attivi nutrienti per le varie coltivazioni e l' inquinamento del suolo. Poi vennero i fertilizzanti chimici, pesticidi, erbicidi a base di composti organici fosforati, efficaci per eliminare i parassiti e le erbacce ma inquinanti per l' ambiente, il suolo, gli animali e l' uomo. Negli ultimi decenni, i paesi più sviluppati hanno usato tecniche di lavorazioni più energetiche e rafforzanti, per far fronte al maggior numero di uso di pesticidi, fertilizzanti chimici , diserbanti, insetticidi e antiparassitari.

Agricoltura Convenzionale Pro e Contro

Da qualche anno va diffondendosi la cosiddetta “agricoltura convenzionale”, una tecnica produttiva basata sull' alternazione minima del suolo, la copertura del terreno con residui colturali e rotazione delle colture. L' alternazione minima del suolo significa, in sostanza, rinunciare all' aratura del terreno, pratica che da sempre garantisce una naturale riduzione degli infestanti e dei parassiti. Purtroppo, in regione della mancata aratura, può verificarsi un ' elevata germinazione delle erbe infestanti, con la conseguenza di un maggiore utilizzo di diserbanti, e di comparsa di infestazione di fuliggine , la formazione di mitotossine e di insetti dannosi, che portano poi all' utilizzo di fungicidi e altri prodotti chimici. Non è quindi del tutto sorprendente che risultino impegnate nella promozione dell' agricoltura conservativa anche aziende multinazionali di prodotti chimici per l' agricoltura , ovvero promotrici di prodotti transgenici che, come noto i difendono dai parassiti grazie ad alterazioni del DNA della pianta e della combinazione con antiparassiti, attenuare la lavorazione dei terreni produce effetti positivi in determinate situazioni ( in particolare in ambienti collinari limita i fenomeni di erosione del terreno), ma ai benefici fanno da contraltare potenziali conseguenze negative, quale appunto un maggiore ricorso a pesticidi. Se in teorica l' agricoltura convenzionale può ritenersi una pratica volta alla tutela dell' ambiente naturale ed alla protezione della biodiversità, nella pratica rischia di tradursi in una pratica che comporta un maggiore utilizzo di prodotti chimici. C'è il rischio che la promozione dell'agricoltura convenzionale possa nei fatti porsi in contrasto con altre tecniche agronomiche innovative e di difesa delle colture volte a garantire la migliore produzione agricola con il minor uso di pesticidi, quali la produzione integrata e biologica, fondate sulle naturali integrazioni tra organismi viventi,pedoclima e azione dell'uomo (e che escludono l' impiego di prodotti chimici di sintesi).

Risultati nei Paesi in via di sviluppo

India

Dall'inizio della Rivoluzione Verde, verso la fine degli anni 1960, il raccolto medio di riso in India ammontava a 1,5-1,6 tonnellate per ettaro. Da allora furono sviluppati oltre 1000 tipi moderni di riso (oltre la metà da parte dell'IRRI e dei suoi partner), il che portò ad un forte incremento della produzione di questo cereale. Nel 1980 la resa per ettaro delle risaie salì a 2 tonnellate, nel 1990 raggiunse le 2,6 tonnellate e 3 tonnellate nel 2000. Inoltre nuove specie a maturazione precoce abbreviarono il periodo di coltivazione e consentirono una seconda semina e relativo raccolto nella stagione. La specie IR36, ad esempio, consente un raccolto a 105 giorni dalla semina, mentre le specie tradizionali necessitano di 170 giorni. La produzione di riso in India salì dai 60 milioni di tonnellate nel 1970 ai 135 nell'anno 2000.

Filippine

Le Filippine raddoppiarono la loro produzione di riso in due decenni dall'introduzione della specie IR8. Analoghi risultati si verificarono in altri paesi del sud-est asiatico. L'Indonesia che nel 1960, era un importatore netto di riso, nel 1984 era diventata autosufficiente. Il Vietnam, che negli anno '60 mostrava un deficit di produzione alimentare rispetto alla domanda interna, negli anni ottanta aveva già raggiunto un surplus produttivo di queste risorse.

Sud-Est Asiatico

Anche la produzione di cereali nel sud-est asiatico salì tra il 1965 e il 1995 di 66 milioni di tonnellate, cioè moltiplicando di oltre 5 volte la produzione originale. In totale, in quattro decenni, furono sviluppati oltre 3000 tipi diversi di piantine di riso, tutte ad alta resa.

Senza la Rivoluzione verde, inoltre, la superficie coltivata nei paesi in via di sviluppo sarebbe oggi di circa il 3-5 % maggiore di quella che effettivamente è.

alunni/rivoluzione-verde.txt · Ultima modifica: 2017/04/19 19:54 da alunni-2a